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LA MOSTRA


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SI RIPARTE
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Una volta finita la guerra con il suo carico di distruzioni e di dolore, molti speravano di voltar pagina e restare in un’Italia che nel cambiamento che si intravedeva possibile permettesse a tutti i suoi figli di non partire più per cercare lavoro lontano da casa. Invece si riparte. Si riparte per tanti paesi nei quali ci sia lavoro, conterranei accoglienti, con attività già avviate o imprese che richiedano il lavoro dei toscani. La fotografia ormai è divenuta indispensabile per documentare la partenza, per tenere i legami con le famiglie e i compaesani; il possesso personale della macchina fotografica permette sempre di più di documentare partenze e insediamenti per mantenere i legami con la parte di famiglia rimasta al paese. Le storie che ne derivano ora sono complesse, perché più documentabili a livello fotografico; si può quasi scrivere una storia per immagini come quella dei lavoratori e lavoratrici della montagna pistoiese. Area di forte emigrazione da due secoli, questa zona subisce una forte crisi economica per il ridimensionamento di un’industria bellica che licenzia nel dopoguerra 3/4 della manodopera. La stessa azienda, la Società Metallurgica Italiana provvede comunque a favorire l’emigrazione verso la Svizzera degli operai e delle operaie attraverso accordi con grossi colossi industriali che necessitano di manodopera specializzata come quella che si è formata alla S.M.I. Così un numero consistente di ex operai ed operaie con il viaggio prepagato e un contratto di lavoro in tasca varcano dal 1946 in poi il confine con la Svizzera, andando ad alloggiare nelle baracche predisposte. Alcuni di loro poi si sposteranno anche in altre aree europee, molti rientreranno dopo un periodo più o meno lungo al luogo natale. Ormai la documentazione fotografica ci permette di visualizzare anche le storie non a lieto fine, come quelle dei minatori occupati nel Belgio in miniere considerate pericolose e infatti vittime di disastri come quelli di Marcinelle, al quale anche toscani hanno dato il loro contributo di morti. Per la maggior parte dei toscani le partenze del secondo dopoguerra sono meno avventurose che nel passato, vuoi per il miglioramento dei collegamenti internazionali, ma soprattutto per la prevalenza di partenze con contratti di lavoro già stipulati, per una migliore accoglienza dovuta alla presenza di forti comunità italiane e toscane nelle zone dove ci si dirige. Le occupazioni lavorative degli emigranti e dei discendenti di emigrati insediatisi più stabilmente ora sono fra le più varie: nei vari settori delle profesioni, soprattutto artistiche, al lavoro sia come operai che come tecnici sia nei vari settori industriali che nelle costruzioni di grosse infrastrutture anche in aree lontane cone Sud Africa e Australia. Anche le aspettative di rientro si realizzano più spesso; periodi di lavoro all’estero sono seguiti da rimpatri anche definitivi a godere nella zona natale il reinvestimento dei guadagni realizzati con quel sacrificio in qualche attività locale, oppure si aspetta il periodo della pensione per il rientro definitivo o la possibilità di tornare spesso e potere così mantenere il legame fra i due mondi che sono diventati parte integrante della personalità di chi ha vissuto l’esperienza migratoria.
 

Carlo De Cesari, lunigianese, impegnato nella costruzione di una linea elettrica.


 
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    Museo dell'Emigrazione della Gente di Toscana - Castello di Lusuolo - Mulazzo di Lunigiana - Tel 0187 439017


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