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LA MOSTRA


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FRA LE DUE GUERRE
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Il "sogno americano" già in crisi per il richiamo sotto le armi di molti uomini emigrati durante la prima guerra mondiale, viene quasi del tutto spazzato via dalle leggi sull’emigrazione del dopoguerra che limitano fortemente la percentuale di italiani ammessi negli Stati Uniti. Nel dopoguerra, dopo un periodo di speranze di cambiamenti della situazione politica e sociale che è considerata fra le cause principali per le quali si "deve partire", anche le condizioni di vita e di lavoro peggiorano, mentre cresce una nuova ondata di repressione politica che costringe di nuovo all’esodo forzato migliaia di persone Le destinazioni dei flussi migratori toscani nel periodo fra le due guerre restano varie, ma predomina, soprattutto negli anni ‘20, quella più vicina ed accogliente, la Francia, forse anche per la possibilità di azione politica contro il regime fascista; è infatti la nazione nella quale si formano organizzazioni antifasciste di rilievo internazionale, si organizzano convegni internazionale e ,, forse elemento centrale, c’è la possibilità di unirsi alle associazioni politiche e sindacali indigene più che in altre aree europee e non. Insediamenti anche stabili di generazioni di toscani, in parallelo con lo spostamento annuale o pluriennale di altri lavoratori, hanno sedimentato comunità in Francia e - anche se in minor misura - in altre aree europee nelle quali convivono il negoziante trasferito definitivamente con il venditore ambulante, l’esule politico disposto a qualsiasi lavoro gli venga offerto con il lavoratore dell’edilizia, e, in qualche caso, il lavoratore industriale. Spesso queste collocazioni lavorative divengono intercambiabili, oppure per varie ragioni ci si sposta più volte da un’area all’altra, come gli antifascisti toscani che raggiungono la Spagna durante la guerra civile, o altri che si spostano nelle Americhe per sfuggire alle persecuzioni politiche della fine degli anni’30. In tutte queste aree, ma in particolare in quelle di più vecchio insediamento, si realizza, per molti, una discreta integrazione economica, soprattutto con il consolidarsi di attività di lavoro, un tempo "marginali" (agricoltori, figurinisti, negozianti) che hanno acquistato nel tempo una certa stabilità economica e abitativa e con non rare realizzazioni economiche, testimoniate anche a livello di documento fotografico. Più che mai i toscani hanno raggiunto le varie parti del globo; dall’Australia al Sud America, alle zone coloniali è un andirivieni di lavoratori, occupati nei più vari settori del mondo del lavoro - dai vari campi industriali al vecchio lavoro di carbonaio che si va a fare fino in Brasile! - e di negozianti, imprenditori che provengono prevalentemente dalle zone a più precoce vocazione emigratoria - soprattutto dalla Lucchesia e dalla Lunigiana.
 

Emigrati lunigianesi in un cantiere della capitale francese.


 
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    Museo dell'Emigrazione della Gente di Toscana - Castello di Lusuolo - Mulazzo di Lunigiana - Tel 0187 439017


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