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I COMANDAMENTI DELL'EMIGRATO

Nato a Pontremoli e iscrittosi ventenne al Partito Socialista con il quale era entrato in contatto all’Università di Parma, Luigi Campolonghi (1876-1944) nel maggio 1898 è costretto ad espatriare clandestinamente dall’Italia per sfuggire all’arresto, come egli stesso narrerà in seguito nell’opera “Una cittadina tra l’80 e il 900”. A Pontremoli aveva già dato vita insieme a De Ambris e ad altri giovani al giornale “La Terra”; riparato a Marsiglia, all’epoca capitale dell’emigrazione italiana in Francia, si calcola, infatti, che vi fossero alla fine del XIX secolo 100.000 immigrati su di una popolazione totale di 500.000 abitanti, prosegue nell’attività giornalistica all’interno della comunità degli emigrati, in particolare di quelli politici. Ben presto egli pubblica un giornale in italiano, l’Emigrato, poi trasformato nell’Emigrato socialista, “scritto abbastanza male e stampato peggio, come annoterà egli stesso”, destinato alla comunità transalpina. Nel primo numero, datato 15 gennaio 1899, quindi pochi mesi dopo il suo trasferimento nella città francese, Campolonghi suggerisce un decalogo per i suoi compatrioti con il titolo: I dieci comandamenti dell’emigrato, dei quali ne riproponiamo alcuni: 1. Non avere altro dio che il lavoro. 2. Appena lasciata la tua Patria, cerca di impiegarti senza svilire le tue braccia. 3. Iscriviti rapidamente alla Camera del Lavoro, nel sindacato del tuo mestiere. … 5. Sii sobrio ma non avaro, modesto ma non vile; vai con la fronte alta ma senza arroganza. 6. Non servirti mai del coltello. … 8. Non porgere l’orecchio alla voce del falso patriottismo, ma considera come Patria la terra dove tu vivi, come tuoi compatrioti gli uomini che vivono con te. … 9. Al ritorno al paese non parlar male della terra che ti ha nutrito né degli uomini che hanno vissuto con te. Come osserva lo studioso Pierre Milza, che si è ripetutamente occupato del primo soggiorno in Francia di Campolonghi, questi costituiscono una replica allo stereotipo dell’Italiano che domina all’epoca nelle zone di forte concentrazione migratoria. A seguito della sua attività nell’ambito del movimento socialista e per la propaganda svolta presso gli operai italiani, soprattutto in occasione di alcuni scioperi, Campolonghi viene accusato di complotto, arrestato nel marzo 1901 ed espulso. Accompagnato dagli agenti alla frontiera, a Menton, come egli stesso scrive, rivede quella strada attraverso la quale era entrato in Francia e si ritrova nuovamente “esule in Patria”. Ritornerà in Francia come corrispondente del giornale “Il Secolo”; vi sarà nuovamente come esule nel 1923 con l’avvento del fascismo e fonderà insieme ad Alceste De Ambris, suo antico compagno di lotte, la LIDU (Lega dei Diritti dell’Uomo). Non riuscirà se non a intravedere la liberazione dell’Italia, venendo a mancare nel 1944.

 


IMMAGINI CORRELATE:


141  Luigi Campolonghi, socialista, emigrato da Pontremoli (Massa Carrara) alla fine dell'Ottocento. Ritorna in Francia con l'avvento del Fascismo e fonda la LIDU, Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo.
Periodo: Fine '800
Soggetto: politica
Codice: 141
Luigi Campolonghi, socialista, emigrato [...]

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    Museo dell'Emigrazione della Gente di Toscana - Castello di Lusuolo - Mulazzo di Lunigiana - Tel 0187 439017


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